Android 7.1.1 nougat

Esattamente due mesi fa fa avevo pubblicato un articolo riguardo un telefono a cui stava lavorando Andy Rubin, fondatore storico di Android e attuale CEO dell’azienda Essential. Stamattina è stato ufficializzato il primo smartphone di Essential, l’“Essential Phone”.

 

L’approccio progettuale di questo terminale è un fattore importante da tenere a mente, specialmente considerando il contesto in cui si inserisce – in cui la distribuzione del mercato mobile è ben stabilita e aziende come Apple, Samsung LG o Huawei ne hanno indubbiamente il monopolio -, e le persone dietro ad esso. Nel sito ufficiale di Essential, Rubin e la sua squadra esprimono tutte le motivazioni e i processi. Prendendo le parole del CEO, ad esempio, si vuole recuperare l’aspetto “artigianale” e “passionale” della costruzione di telefoni, con concetti come l’ergonomia, la personalizzazione e l’intuitività d’uso in primo piano. Certo, non si parla di un terminale atto a spopolare rapidamente – si tratta, infatti, di un top di gamma da $699 -, ma di un manifesto dell’attenzione alle effettive esigenze dell’utenza che ultimamente non si trova molto facilmente. Al contrario di aziende emergenti come OnePlus, che per meritare la sua attuale fanbase ha dovuto “incrociare le dita” e scendere a compromessi iniziali di distribuzione, Essential è curata da qualcuno che potrebbe tranquillamente – parole sue – «girare il mondo, guidare la moto, torturare robottini», ma ha piuttosto deciso di dedicarsi alla causa che accennavo poco fa.

 

Parlando in termini pratici, l’Essential Phone è un prodotto davvero ben costruito, con una sagoma squadrata, ma rigorosamente arrotondato per favorire l’ergonomia. Gran vanto del team sono i materiali: ceramica posteriore, Corning Gorilla Glass 5 sul fronte e titanio sui lati. Questa scelta è così convinta da giustificare – di nuovo, parole esplicite – la «mancanza di una sezione “case” nello store del sito» (un’autostima da invidiare, parere personale). Il display è da 5,71″, risoluzione 2560 x 1312 pixel, quindi carente sul lato minore rispetto a un QHD, ma che consente un rapporto 19:10 che dovrebbe garantire un ottimo uso ad una mano, agevolato senz’altro dalle cornici quasi assenti, se non per un piccolo mento inferiore – che comunque aiuta a raggiungere la parte bassa dello schermo -, ed una bizzarra finestra nella parte centrale della parte alta del display, ospitante la fotocamera frontale e supponibilmente ottimizzata per non invadere l’interfaccia utente (ad esempio, i video non sfrutterebbero quell’area a causa del rapporto dimensionale).

 

Risparmierò l’elenco delle specifiche, ovviamente aggiornatissime per un top di gamma 2017 (Snapdragon 325, 4GB di RAM ecc.) e comprendenti tutti i sensori di movimento e un lettore d’impronte posteriore per lo sblocco. Ho solo tre aspetti da trattare più nel dettaglio: prima di tutto, l’unica taglia di archiviazione da 128GB, di nuovo, scelta azzardata ma che risolverebbe dubbi su compromessi di scelta e ottimizzazioni di schede SD; in secondo luogo c’è la fotocamera, da 13 megapixel f/1.85 e un assetto a doppio sensore – simile a quello dei top Huawei -, uno per i colori e uno per la raccolta monocromatica dei dettagli: il risultato si reclama ottimo in condizioni di scarsa luminosità, ma staremo a vedere; la frontale è da 8 megapixel f/2.2 in rapporto 16:9, ed entrambe sono in grado di registrare in 4k@30fps, 1080@60fps e 720@120fps. L’ultimo aspetto riguarda la semimodularità: questo telefono presenta, sulla parte in alto a destra del retro, due pin magnetici che consentono di applicare moduli con un approccio simile ai Moto Mods, ma molto meno invadente (e perciò ne differirà la tipologia e forma di accessori). I due moduli presentati insieme al telefono sono: una videocamera a 360°, la più compatta in circolazione e, secondo Essential, rivoluzionaria a livello di potenziale distribuzione per il mercato medio; una dock di ricarica wireless. Se si acquista la videocamera dal sito, in bundle col terminale, si risparmiano ben $150.

Il sistema operativo è, ovviamente, Android 7.1.1 Nougat; dai mock-up sul sito l’interfaccia sembra pulita, personalizzata basilarmente in alcune app di sistema, e non è stato specificato un eventuale supporto a lungo termine per le versioni successive.

 

È un prodotto senz’altro interessante, ma non è ancora chiaro se mira ad essere per un’élite o un modello per reindirizzare l’approccio progettuale di questa categoria di prodotti. Sinceramente, credo che le intenzioni siano piuttosto convincenti, ma staremo a vedere come performa quando lo vedremo dal vivo, e se lo vedremo qui in Italia.

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30 maggio 2017

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