Sony chiude Bluepoint Games: che sta succedendo?

Sony ha deciso di chiudere Bluepoint Games, lo studio noto per il remake di Shadow of the Colossus su PS4 e per quello di Demon’s Souls su PS5, titolo che aveva accompagnato il lancio della console nel 2020 e rappresentato una delle esclusive più apprezzate della nuova generazione PlayStation.

Una chiusura a cinque anni dall’acquisizione

Sony aveva acquisito ufficialmente Bluepoint Games nel 2021, in un momento in cui l’esperienza dello studio nel recupero e nella modernizzazione dei classici PlayStation sembrava destinata a diventare un elemento strategico per il futuro dell’ecosistema. La software house texana si era costruita negli anni una reputazione solida grazie a remake e remaster di altissimo livello tecnico, diventando un punto di riferimento per la preservazione e il rilancio delle IP storiche.

Le motivazioni alla base di questa decisione non sono state chiarite nel dettaglio, ma secondo le indiscrezioni la scelta sarebbe arrivata dopo una recente revisione del business interno. In questo contesto, la complessa transizione di Sony verso e, successivamente, lontano da una forte strategia legata ai giochi live service potrebbe aver inciso in modo significativo sulle priorità aziendali.

Secondo la ricostruzione di Bloomberg, circa 70 dipendenti sarebbero coinvolti dalla chiusura, con la cessazione ufficiale delle attività prevista per il mese di marzo. In una dichiarazione ufficiale, Sony ha voluto comunque riconoscere il valore del team, sottolineando il contributo tecnico e creativo dato alla community PlayStation:

Bluepoint Games è un team incredibilmente talentuoso e la sua competenza tecnica ha offerto esperienze eccezionali alla community PlayStation. Li ringraziamo per la loro passione, creatività e artigianalità.

Il progetto live service di God of War cancellato

Dopo il successo di God of War Ragnarök, Bluepoint Games era stata incaricata di lavorare a un progetto live service ambientato nell’universo della celebre saga. Tuttavia, il titolo sarebbe stato cancellato nel 2025, insieme a un altro progetto in sviluppo presso Bend Studio.

Questa cancellazione si inserisce in un quadro più ampio che riflette le difficoltà della strategia live service di Sony negli ultimi anni. Il caso più emblematico resta quello di Concord, il cui fallimento commerciale e la chiusura dei server a poche settimane dal lancio hanno rappresentato un duro colpo per la roadmap dell’azienda, portando anche alla chiusura di Firewalk Studios, lo studio responsabile del progetto.

La strategia live service di Sony tra ridimensionamento e continuità

Nonostante i ridimensionamenti, il segmento live service non sembra destinato a scomparire del tutto dai piani di Sony. L’azienda starebbe infatti ricalibrando la propria strategia piuttosto che abbandonarla completamente. Alcuni progetti online rimangono infatti in sviluppo: Guerrilla Games ha già annunciato un titolo cooperativo ambientato nell’universo di Horizon: Horizon Hunters Gathering, che non è stato accolto molto bene, mentre Bungie si prepara al lancio di Marathon, lo shooter previsto nei prossimi mesi. Segnali che indicano come Sony stia cercando un approccio più selettivo e sostenibile nel settore dei GAAS.

La chiusura di uno studio come Bluepoint Games rende le scelte strategiche di Sony altamente criticabili agli occhi di molti osservatori del settore, perché appare in netto contrasto con l’identità costruita durante l’era PS4, sintetizzata dallo slogan “For the Players” e fondata su grandi esperienze single player di qualità. Negli ultimi anni, infatti, numerosi giornalisti e analisti hanno evidenziato come la spinta verso i titoli GAAS abbia portato a cancellazioni, ristrutturazioni e a una generale instabilità interna, con diversi progetti live service annullati dopo revisioni strategiche e risultati altalenanti nel mercato online  . Testate e commentatori hanno definito la chiusura di Bluepoint come una decisione “sconcertante” e indicativa di possibili problemi di gestione, soprattutto considerando il talento dello studio e il suo storico di remake di altissima qualità  , mentre parte della community e degli influencer ha espresso forte frustrazione verso la leadership PlayStation, accusando l’azienda di aver sacrificato team affidabili inseguendo modelli di business più rischiosi  . In parallelo, insider e giornalisti di settore hanno collegato molte rivalutazioni interne proprio allo shock causato dal fallimento di Concord e alle difficoltà nel consolidare una line-up live service competitiva, suggerendo che Sony stia ancora cercando il “grande successo ricorrente” nel segmento dei servizi  . Il risultato, secondo il sentiment prevalente tra analisti e media gaming, è la percezione di una compagnia che, pur avendo costruito la propria credibilità su produzioni single player di prestigio, sembra oggi inseguire la “gallina dalle uova d’oro” dei live service, rischiando però di erodere progressivamente la fiducia dei giocatori e di snaturare quell’immagine di attenzione al pubblico che aveva reso PlayStation dominante nella generazione PS4.

Opinioni personali

Tutto questo, a nostro avviso, si traduce in una certa mancanza di consapevolezza strategica da parte di Sony: perseguire con decisione una direzione percepita come distante da ciò che il pubblico chiede a gran voce rischia di generare un progressivo scollamento tra azienda e community. Complice anche un mercato in trasformazione e le recenti scelte dei competitor, che hanno ridefinito gli equilibri del settore, PlayStation potrebbe trovarsi in una posizione ben più delicata nel medio periodo se non riuscirà a riallineare la propria visione con le aspettative dei giocatori.

Noi videogiocatori siamo cresciuti e ci siamo affezionati ai grandi titoli che Sony ha saputo imprimere nella memoria collettiva sin dai tempi della prima PlayStation, costruendo un’identità forte basata su esperienze narrative di alto livello e produzioni first party iconiche. Tuttavia, osservando l’era più recente, la generazione PS5 non ha ancora brillato con la stessa continuità sul fronte delle produzioni interne, lasciando spazio a scelte strategiche che sembrano privilegiare modelli di business più rischiosi rispetto alla tradizione che ha reso grande il marchio.

A questo punto la domanda passa inevitabilmente a voi lettori: cosa ne pensate di questa chiusura e della direzione intrapresa da Sony negli ultimi anni? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti.

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Fabiano Patera

Classe 1993, appassionato di tecnologia fin dall’infanzia. Da oltre 10 anni lavoro nel settore IT, seguendo da vicino l’evoluzione del digitale e dell’innovazione. Credo nel progresso tecnologico come motore del futuro e amo condividere conoscenze e novità con chi condivide la mia stessa passione.

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