Stop Killing Games bocciata: L’Unione Europea non introdurrà una legge obbligatoria per la conservazione dei videogiochi

La Commissione Europea ha deciso di non procedere con una normativa che obblighi gli sviluppatori e gli editori di videogiochi a mantenere attivi i propri titoli online dopo la fine del loro ciclo commerciale. Al posto di una legge vincolante, l’istituzione europea intende lavorare con il settore per definire standard condivisi che possano migliorare la gestione della dismissione dei giochi online.

La questione è diventata particolarmente rilevante negli ultimi anni, soprattutto a seguito della crescente diffusione di videogiochi che richiedono una connessione permanente ai server degli sviluppatori per poter funzionare. Quando questi server vengono chiusi, spesso i giochi diventano inutilizzabili anche per chi li ha acquistati regolarmente.

Il ruolo della campagna Stop Killing Games

La decisione della Commissione arriva in risposta alla campagna popolare Stop Killing Games, un’iniziativa nata dal basso che nel 2025 è riuscita a raccogliere un numero sufficiente di firme per portare ufficialmente la questione all’attenzione delle istituzioni europee.

L’obiettivo del movimento era quello di spingere l’Unione Europea a introdurre misure che impedissero la completa scomparsa dei videogiochi online una volta terminato il supporto ufficiale. Tuttavia, secondo la Commissione, una legislazione di questo tipo risulterebbe difficile da applicare a causa delle attuali normative in materia di copyright, proprietà intellettuale e diritti di sfruttamento commerciale delle opere digitali.

Verso un codice di condotta per sviluppatori ed editori

Pur escludendo l’introduzione di una legge specifica, Bruxelles non intende ignorare il problema. La Commissione ha infatti annunciato che esplorerà possibili soluzioni per migliorare gli standard del settore videoludico.

Tra le iniziative previste vi è la creazione di un codice di condotta volontario destinato a sviluppatori ed editori. Tale documento dovrebbe definire linee guida e buone pratiche relative alla gestione della fine del supporto di un videogioco, chiarendo le responsabilità delle aziende nei confronti dei consumatori.

Parallelamente, l’Unione Europea collaborerà con associazioni dei consumatori e autorità competenti per aumentare la consapevolezza sui diritti già esistenti che tutelano gli utenti nell’acquisto di contenuti digitali. Un rapporto dettagliato sulle attività svolte è atteso entro la fine del 2026.

Il caso The Crew che ha acceso il dibattito

Le discussioni sulla conservazione dei videogiochi hanno ricevuto un forte impulso nel 2024, quando Ubisoft ha deciso di chiudere definitivamente i server di The Crew, popolare gioco di guida online, ne abbiamo parlato lo scorso anno in questo articolo.

La vicenda ha suscitato numerose polemiche poiché il titolo non solo è diventato inutilizzabile dopo la chiusura dei server, ma è stato anche rimosso dalle librerie digitali di alcuni utenti che lo avevano acquistato.

L’episodio ha sollevato interrogativi importanti sul concetto di proprietà nel mercato digitale moderno. Molti giocatori hanno infatti contestato il fatto che un prodotto acquistato possa diventare completamente inaccessibile per decisioni unilaterali dell’editore.

Da quel momento il dibattito si è ampliato, coinvolgendo temi come la preservazione storica dei videogiochi, i diritti dei consumatori e la differenza tra possedere un prodotto e detenere semplicemente una licenza d’uso.

Anche negli Stati Uniti si discute del problema

La questione non riguarda esclusivamente l’Europa. Negli Stati Uniti, ad esempio, lo Stato della California ha recentemente compiuto alcuni passi avanti introducendo norme che impongono maggiore trasparenza nella comunicazione della fine del supporto a un videogioco.

Anche alcune piattaforme digitali hanno iniziato a modificare il proprio linguaggio commerciale. Steam, per esempio, ha adottato formulazioni più chiare per evidenziare che l’utente non sta acquistando il videogioco in senso tradizionale, ma una licenza che ne consente l’utilizzo secondo determinate condizioni.

Una vittoria a metà per i sostenitori della preservazione

La scelta della Commissione Europea rappresenta un compromesso tra le richieste dei consumatori e le esigenze dell’industria videoludica. Da un lato non verrà introdotto alcun obbligo legale che garantisca la sopravvivenza dei giochi online dopo la chiusura dei server; dall’altro, il tema della preservazione videoludica entra ufficialmente nell’agenda delle istituzioni europee.

Resta da capire se un semplice codice di condotta volontario sarà sufficiente a garantire una maggiore tutela per i giocatori o se, nei prossimi anni, la crescente dipendenza dei videogiochi dai servizi online porterà a nuove richieste di intervento legislativo.

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Fabiano Patera

Classe 1993, appassionato di tecnologia fin dall’infanzia. Da oltre 10 anni lavoro nel settore IT, seguendo da vicino l’evoluzione del digitale e dell’innovazione. Credo nel progresso tecnologico come motore del futuro e amo condividere conoscenze e novità con chi condivide la mia stessa passione.

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